Torinese, 37 anni ma me ne sento addosso almeno il doppio. Tuttologo convinto, mi occupo di, più o meno, di comunicazione e web. Divido la casa con Bree, la gatta che mi corregge gli errori di ortografia. Mi piace piegare i cucchiai con la forza del pensiero e sono convinto che chi fa i cannoli siciliani con il latte vaccino meriti di rimanere bloccato in ascensore con Bruno Vespa.
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Piccole soddisfazioni mondiali #igerstorino #figu

La mia collega e amica Romina domenica scorsa approfitta della bella giornata e porta i figli in un parco fuori città.

Mentre lei è impegnata con la figlia più piccola, assiste in disparte a un siparietto che vede protagonista Edoardo, il pargolo più grandicello, ormai fiero e autonomo cinquenne.
Il nostro giovane eroe si avvicina a una di quelle tipiche casette-gioco sistemate nei giardini, ma mentre fa per salire su, si imbatte in due ragazzetti tra gli otto e i nove anni che, tipo bravi di Don Rodrigo, gli sbarrano la strada.
Il Griso: dove credi di andare?
Edo: volevo solo salire su. Potete farmi passare?
Il Griso (con fare insolente): Io e il boss non ci spostiamo di qua. Se vogliamo rimaniamo anche 5, 10 minuti. Pure tutto il giorno.
Ora, il presunto Boss è un bambino un po’ ciccio che ricorda Pugsley della Famiglia Addams. Come tutti i capi che si rispettano, resta leggermente defilato, senza appulcrare verbo. Ma - pur privo di occhiali da sole - emana carisma e sintomatico mistero.
Il piccolo Edo cerca di farsi coraggio e ribatte, non senza qualche incertezza: io ho un cugino di 9 anni.
E qui bisogna proprio aprire una parentesi su questa figura quasi mitologica, peraltro raffigurata in modo imperituro da uno dei tanti capolavori di Elio. Credo che nel corredo culturale - e forse genetico - degli italiani ci sia un richiamo ancestrale a questo personaggio a metà strada tra Batman e Matteo Renzi. Un deus ex machina in servizio attivo permanente sempre pronto a intervenire quando c’è un torto o un sopruso da vendicare. Dalle mie parti, per rendere ancora più spaventosa la minaccia, bisognava ascrivere al cugino una provenienza topografica che innalzasse il livello di terrore, tipo Porta Palazzo o Falchera. Ricordo che alle medie un compagno di classe intimoriva continuamente mezza scuola vantando un presunto cugino di via Bologna, che, a 14 anni, aveva già commesso più reati di Vallanzasca.
Il Griso, evidentemente già avvezzo a questo genere di affronto, risponde in maniera perentoria, puntando il ditino à la Simona Ventura: tuo cugino è una faccia di merda! [8 anni, eh].
Il piccolo Edo prova a questo punto a far valere la forza della ragione: ma voi neppure lo conoscete, mio cugino!
I bravi accusano l’apodittica fondatezza dell’affermazione. In effetti no, non lo conoscono questo incombente cugino. Il volto di Pugsley è leggermente increspato da una ruga di preoccupazione. Ma dura un attimo e subito il Griso torna all’argomentazione originaria, alla marcatura del territorio: se vogliamo rimaniamo anche 5, 10 minuti. Pure tutto il giorno.
Il nostro piccolo eroe, sopraffatto dall’arroganza della baby gang, rinuncia un po’ mortificato a salire sulla casetta, con unico pensiero che riecheggia nella sua mente: ma dove cazzo sta mio cugino quando c’è bisogno di lui?

Il 20 germinale dell’anno CCXXII si ricomincia a leggere su carta #ArmatadeiSonnambuli

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Si parla di mestieri strani, e qualcuno tira fuori la storia - balzata alle cronache qualche anno fa - del tipo pagato da Jennifer Lopez per inturgidirle i capezzoli durante i concerti.
Irrompe quindi nella discussione la collega Y: ma sapete che una mia amica aveva un cane che faceva la stessa cosa?
IO: Scusa…non capisco.
Y: Sì, giuro. C’era questo dalmata che aveva il vizio di mordicchiare i capezzoli.
Ed era pure innamorato di me, quindi avevo il mio bel da fare per tenerlo a bada.
IO: Ah.
Y: Sì sì, inoltre era pure sordo quindi dovevo spaventarlo senza far rumore.
[…]

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Da qualche mese in agenzia c’è un giovane stagista, che, come spesso avviene, viene trattato con un po’ di sufficienza da alcuni colleghi.

La collega Y si sente quindi in dovere di richiamare gli altri a un comportamento meno ostile nei confronti del ragazzo e li invita pertanto a non fare del NEPOTISMO nei suoi confronti.
IO: Scusa, come del nepotismo?
Y: Beh, che cosa vuoi? Si dice così, no?
IO : Non è che intendevi “nonnismo” per caso?
Y: Ehhh, vabbé. Mi sono sbagliata. Come quella volta che pensavo che l’onanismo fosse qualcosa che riguardava i nani.
[…]

La PacStiera napoletana #igerstorino #office

Rumble in the jungle

 VIVA VIVA EL GOLEADOR

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In pausa pranzo si ama spesso discutere delle dinamiche sentimentali che vedono protagonisti (diversamente) giovani uomini e (diversamente) giovani donne. 

Oggi si parlava di due di picche, dati e ricevuti. Soprattutto ricevuti. Nel bel mezzo della conversazione, un mio giovane collega (X) - lo stesso che attribuisce il suo scarso successo con le ragazze all’esplosione di Chernobyl - ci rende partecipi di una struggente confessione:
X - In prima media ho lasciato la mia amichetta del cuore in cambio di mille lire.
COLLEGHI [piuttosto allibiti] - Come, in che senso?
X - Sì, un mio compagno di scuola mi promise che, se avessi lasciato questa ragazza, mi avrebbe regalato mille lire.
COLLEGA Y - Ma l’ha fatto perché voleva mettersi lui insieme alla giovane fanciulla?
X - No. Assolutamente. Non c’era una ragione particolare.
IO - Scusa, ma al di là della discutibilità etica del tuo comportamento, non erano un po’ poche mille lire per una decisione di questo tipo?
X - Beh…non so, sono passati tanti anni.
IO - Sì, ma mica parliamo dei tempi del collega Y, quando con mille lire ci compravi un’automobile. A me sembrano comunque pochi spiccioli.
X - Mah, sarà. Io però ci potevo comprare almeno 10 caramelle Goleador.
COLLEGHI - […]

Il TOPO(LO) DELLE LIBERTÀ

Forse non lo sapete, ma un mio giovane collega - lo stesso che, per inciso, viene ripetutamente investito per strada - condivide la casa con un amico felice possessore di un serpente. 
Il simpatico rettile, che si chiama Alpacino, viene nutrito a frequenza bisettimanale con dei topi, anzi dei ratti, che vengono introdotti ancora vivi nella teca. 

Oggi, il giovane collega (X) mi confida che ieri si è verificato un episodio piuttosto bizzarro: il topo si è ribellato.

IO - Scusa, in che senso?
X - Beh, appena abbiamo inserito il ratto nella teca, questo ha subito attaccato il povero Alpa.
IO - […]
X - Sì, ha cominciato a morderlo. Alpa, spaventatissimo, si è rincantucciato in un angolo: ma il il ratto continuava ad azzannarlo.
IO - E quindi?
X - Quindi abbiamo deciso di estrarre il topo dalla teca per evitare al serpente guai peggiori. Ma non era così facile.
IO - Sì, immagino…
X - Il ratto era imbufalito. In teoria, se gli pinzi la coda, si dovrebbe paralizzare. 
IO - Ah, non lo sapevo. Non sono esperto di ratti.
X - Sì sì. Ma questo non si bloccava, anzi ha cominciato a roteare vorticosamente
IO - Ah, certo il topo derviscio…
X - A un certo punto si sono messi in tre, tra cui uno che manco sapevo chi fosse. E infine sono riusciti a bloccarlo e a tirarlo fuori dalla teca.
IO - E cosa ci avete fatto?
X - Bah, aveva lottato valorosamente quindi si era meritato la libertà.
IO - Sì, proprio come un gladiatore affrancato. Giustissimo. Concordo.
X - Solo che non sapevamo cosa fare, così l’abbiamo messo in una scatola.
IO - E la scatola dove l’avete messa?
X - Nella spazzatura.
IO - Scusa?
X - Beh, sì. Era una scatola sottile. Sicuramente sarà riuscito a conquistarsi la libertà.
IO - [„,] Vabbè…e il serpente?
X - Eh, in effetti Alpacino non mangia nulla da svariate settimane. Anche il topo dell’altra volta: l’aveva strozzato senza però mangiarselo. Però non mi preoccuperei più di tanto.
IO - E perché? Poveraccio, sarà affamato.
X - No, ho sentito che i serpenti a volte raggiungono un equilibrio che gli permette di rimanere serenamente a digiuno per molti mesi. Magari anche anni.
IO - Ma ne sei sicuro?
X - Sì.
[…]

Embè. Cosa c’è da guardare? #cats #igerstorino

Il mondo in cui vivo è fatto di duecentocinquanta pubblicità al giorno e un numero incalcolabile di opzioni di svago incredibilmente piacevoli, la maggior parte delle quali sovvenzionate da aziende che vogliono vendermi qualcosa. L’impatto che il mondo ha sulle mie terminazioni nervose è legato a doppio filo con la roba che certi intellettuali con le toppe sui gomiti della giacca considererebbero «pop», insignificante ed effimera. Io ne uso parecchio di materiale pop nella mia scrittura, ma il significato che gli do non è affatto diverso dal significato che aveva per altri scrittori, cent’anni fa, parlare di alberi, di parchi e di andare ad attingere l’acqua al fiume. È semplicemente il tessuto del mondo in cui vivo.
David Foster Wallace

Dove c’è ragno c’è guadagno #office

Autosgatto #selfie

Che ci crediate o no quest’uomo è immerso in un’articolata attività di problem solving. #office

Un mio giovane collega, classe ‘88, riconduce il suo scarso successo con le ragazze all’esplosione di Chernobyl.